Il Percorso della ferrovia S.Ellero–Saltino Vallombrosa

Un’antica linea ferroviaria che torna a vivere sotto una nuova forma, quella del turismo sostenibile. Il progetto “Percorso della ferrovia – Sant’Ellero / Vallombrosa” nasce con l’obiettivo di recuperare lo storico tracciato della cremagliera che un tempo collegava la stazione di Sant’Ellero alla località di Vallombrosa, riconvertendolo in un sentiero attrezzato per escursionisti, ciclisti e amanti dell’outdoor.

L’antica cremagliera, porta d’ingresso alla Foresta!

Il visionario Conte Giuseppe Telfener, ingegnere e uomo d’affari originario della Val Gardena nell’estate del 1890 fu a Vallombrosa per un soggiorno estivo. Rimasto colpito dalle bellezze naturali del luogo, concepì il progetto di trasformarlo in una delle “stazioni climatiche” più eleganti d’Europa. Al principio del 1891 acquistò vari terreni nella località di Saltino, poco distante da Vallombrosa, trovò l’appoggio del Ministro dell’Agricoltura, Bruno Chimirri, molto interessato all’idea di creare una stazione estiva nel cuore dell’Italia. Telfener si dedicò così al progetto di una ferrovia a cremagliera che doveva collegare Saltino con S.Ellero e quindi con la linea ferroviaria Roma – Firenze. La costruzione della ferrovia e di un grandioso albergo iniziò il 21 Maggio del 1892. I lavori della ferrovia furono ultimati dopo soli 102 giorni e il 9 Agosto del 1892, la linea fu collaudata. Le locomotive, dal bel colore verde oliva con finiture in oro, provenivano dalla fabbrica americana Baldwin Locomotive Works di Philadelphia, e presero servizio effettivo il 25 settembre con una grande cerimonia d’inaugurazione.

La cremagliera in esercizio dal 25 settembre 1892 al 18 aprile 1924.

Il 12 aprile 2026, 102 anni dopo, grazie al temerario lavoro dei volontari e volontarie delle associazioni locali, il percorso rivede la luce!

Sant’Ellero torna ad essere il punto di ingresso della Foresta di Vallombrosa per tutte le persone che vogliono vivere la famosa Riserva Naturale Statale Biogenetica. E’ infatti possibile percorrere il sentiero della Ferrovia S.Ellero Saltino-Vallombrosa nella maniera che preferisci:
🚶 a piedi, 🚴 in bici (anche e-bike) o🏃 di corsa.
Ognuno con il proprio ritmo, ognuno con il proprio modo di vivere la natura.

Si ringrazia le associazioni e tutti i volontari e le volontarie coinvolte: Vallombrosa La Foresta di Firenze, Circolo S.Ellero, Babbo Bike, Circolo Donnini, CAI Pontassieve.

Un corridoio verde verso la Riserva di Vallombrosa

Il percorso diventa così un corridoio verde, che collega il fondovalle del Valdarno con la Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa, trasformandosi in una vera e propria porta d’accesso naturale alla foresta. Il sentiero, integrato nella rete CAI, è dotato di segnaletica, punti panoramici, aree di sosta e stazioni di ricarica per e-bike, rendendolo accessibile a un pubblico ampio e variegato.

Storia e natura lungo il cammino

Tra le principali novità del progetto vi è l’installazione di nove pannelli informativi, posizionati nei punti chiave del tracciato. Questi offrono approfondimenti storici, immagini d’epoca, elementi di conoscenza naturalistica e indicazioni tecniche, arricchendo l’esperienza dell’utente e rendendo il cammino un vero itinerario culturale e narrativo.

Intermodalità e turismo lento

Il progetto promuove un modello virtuoso di intermodalità treno + mobilità dolce: grazie alla vicinanza della stazione ferroviaria di Sant’Ellero, è possibile raggiungere comodamente l’inizio del percorso da Firenze e proseguire a piedi o in bicicletta, lasciando l’auto a casa. Un modo intelligente e sostenibile per scoprire il territorio.

Accesso alla Vallombrosa Trail Area

Una volta arrivati a Vallombrosa, si accede direttamente alla Vallombrosa Trail Area, un sistema di 11 percorsi cicloturistici, ai sentieri del Silvomuseo, e ai tracciati trekking curati dai Carabinieri Forestali. Il “Percorso della Ferrovia” costituisce il Trail 01 dell’intero sistema: l’asse portante di una rete che unisce natura, storia e sport.

Un progetto di rigenerazione territoriale

Si tratta di un importante intervento di rigenerazione territoriale, capace di rilanciare Vallombrosa come destinazione d’eccellenza per il cicloturismo, l’escursionismo e la mobilità sostenibile nel cuore della Toscana.

APPROFONDIMENTI

La storia del treno

Realizzare la ferrovia fu più costoso del previsto. Il primo bilancio del 1892, non portò lauti guadagni. In inverno si constatò poi che il traffico ordinario di viaggiatori e merci era scarso, e che le abbondanti nevicate costringevano a interrompere il servizio. La produttività della linea era quasi esclusivamente legata ai flussi turistici estivi. L’affluenza dei villeggianti nell’estate 1893 fu però ben superiore alle aspettative e la società ottenne un buon utile netto. Ma nell’Aprile 1894 la Società ferroviaria aveva accumulato un debito di oltre 400.000 Lire. Ai primi di Luglio del 1894 il personale di macchina entrò in sciopero e allo stesso tempo furono diffuse voci sulla scarsa sicurezza della linea. La società ferroviaria per cercare di ridurre il più possibile i danni prodotti dalla sospensione del servizio e dalla cattiva pubblicità licenziò tutti i macchinisti sostituendoli con nuovo personale.

La crisi economica generale di fine ‘800 ebbe un effetto negativo sull’esercizio della ferrovia. A fine giugno 1896 la società non fu in grado di pagare gli interessi dovuti, la banca portò la società davanti al tribunale civile e giunsero le notifiche di pignoramento. Il 26 dicembre 1896 il tribunale civile di Firenze ne dichiarò il fallimento. Il conte Telfener, che nella ferrovia e nella nascente stazione turistica aveva messo idee e mezzi presentò le dimissioni da presidente della Società. La ferrovia continuò a funzionare con esercizio provvisorio. Dopo una accorata opposizione al fallimento, il tribunale revocò a fine 1897 la sentenza. Il 29 gennaio 1898 vi fu la prima assemblea generale degli azionisti della rinata Società ferroviaria, durante la quale l’ingegner Francesco Benedetto Rognetta fu nominato presidente e il figlio, Francesco junior, direttore dell’esercizio. Una nuova amministrazione si preparava così a gestire la Società per la ferrovia S. Ellero – Saltino, senza però Giuseppe Telfener che, forse provato dall’esperienza negativa del fallimento, morì a Torre del Greco, dove si trovava per delle cure, il 1° Gennaio 1898.

Negli anni compresi tra il 1898 e il 1901 i bilanci sociali continuarono a chiudersi in passivo. La società però aveva ancora buone possibilità di sviluppo, dato che la stazione climatica di Vallombrosa – Saltino si era imposta come località estiva alla moda tale da stimolare vari imprenditori a costruire nella zona nuovi alberghi e altri edifici residenziali. Il 20 agosto 1902, nei locali lavanderia del Grand Hotel, divampò un incendio probabilmente doloso. Il fuoco trovò facile alimento negli arredi e nelle travature in legno. Il panico generale, la disorganizzazione dei soccorsi e la mancanza d’acqua impedirono di contrastare le fiamme e il Grand Hotel divenne un immenso braciere che arse per un giorno intero. Sull’immobile erano state stipulate due assicurazioni e la Società ferroviaria poté così avviarne la ricostruzione. L’albergo fu riaperto al pubblico il 23 luglio 1902. La distruzione dell’albergo fu un duro colpo e i bilanci aziendali si risollevarono solo grazie al buon andamento delle stagioni estive 1904-1907. Tra il 1908 e il 1913 il movimento turistico a Vallombrosa iniziò però a diminuire e di conseguenza anche la società ricavò minori utili.

Con l’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915, la società ferroviaria si trovò ad affrontare altre difficoltà impreviste. Il costo del carbone era proibitivo e furono tagliati i costi di esercizio. A farne le spese furono i dipendenti. Nel Marzo 1916 fu interrotto il servizio ferroviario e licenziati una ventina di operai. Nell’estate 1916 fu aperta una sottoscrizione tra gli esercenti di Saltino per trovare fondi con cui coprire parte delle spese di gestione della ferrovia. Grazie a questa operazione la società riuscì a garantire il funzionamento della ferrovia fino al 31 ottobre 1916. Ma nel 1917 la società preferì rimandare il più possibile la riapertura del servizio ferroviario. Vittorio Emanuele Orlando, assiduo frequentatore di Vallombrosa e Ministro degl’Interni, interessò della questione il Ministero dei lavori pubblici con l’incarico di provvedere d’autorità al ripristino dell’esercizio. Iniziata la gestione governativa, la società non poté far altro che avviare le trattative con i dipendenti e lo stato, che durarono circa tre anni. Il rappresentante del Governo gestì la linea ferroviaria limitandosi sostanzialmente a garantirne il regolare funzionamento nel periodo estivo.

La società riprese l’esercizio della linea solo l’8 settembre 1919 le condizioni non erano migliorate. Si profilava il fallimento ma la Banca si rese disponibile a svalutare il suo credito e a emettere nuove azioni sociali. La società fu così in grado di riprendere l’attività contenendo le spese legate al servizio ferroviario e al personale. Nell’Ottobre del 1919 fu però nuovamente interrotto il servizio ferroviario provvisoriamente per una controversia con i dipendenti sulle retribuzioni arretrate. Nell’estate 1920 la questione non era stata ancora risolta, e ciò impedì il funzionamento della ferrovia. Nel giugno 1921 la Società italiana trasporti automobilistici (S.I.T.A.), che già dall’estate 1913 aveva iniziato a garantire un servizio di autobus giornaliero da Firenze, incrementò il numero di corse. La società ferroviaria, rendendosi conto che il servizio automobilistico della S.I.T.A. avrebbe messo in discussione il monopolio sui trasporti per Vallombrosa, fu costretta a crearne uno proprio e a riattivare la linea ferroviaria, ostacolando in tutti i modi i potenziali concorrenti. I bilanci degli anni 1921-1923 si chiusero in perdita come i precedenti.

Nel Giugno del 1924, durante alcune verifiche, la linea non fu trovata in condizioni di efficienza, e alla società fu concesso di riaprire l’esercizio solo dopo aver eseguito i lavori più urgenti. La società non volle o non fu in grado di mettere in sicurezza la linea e a fine luglio licenziò il personale addetto alla trazione. Il mancato funzionamento della ferrovia provocò molte polemiche tra gli albergatori di Vallombrosa che temevano per la sopravvivenza economica della località e una conseguente diminuzione delle presenze di villeggianti. Si cercò quindi di mettere la Società ferroviaria di fronte alle sue responsabilità. Il 30 Agosto 1924 fu organizzato un pubblico dibattito al quale il direttore della ferrovia, Francesco Rognetta junior, non riuscì a sottrarsi. Messo alle strette, cercò di tenere una linea quanto più possibile conciliante per prendere tempo. Gli operai della ferrovia avendo avuto già prova in passato della malafede della società, per ottenere il pagamento delle paghe arretrate, inviarono una richiesta di aiuto al Ministro dei lavori pubblici.

Verso la fine del Settembre 1924 la società concesse agli operai licenziati un assegno che nelle sue intenzioni era un saldo. A quelli ancora in servizio fu invece accordata soltanto una parte delle paghe arretrate. I primi accettarono la somma a titolo di acconto; gli altri la rifiutarono. Ad inizio del 1925 fu informato della questione il Ministro dei lavori pubblici che promise di studiare personalmente il caso. Le promesse del Ministro si persero però nei labirinti della burocrazia e il servizio ferroviario fu sostituito da un servizio di autobus che fu affidato alla gestione della S.I.T.A. La Società ferroviaria fu costretta a chiedere allo Stato la risoluzione della concessione, che venne successivamente approvata con effetto retroattivo dal 18 Aprile 1924 e resa esecutoria solo nel 1937. Fu iniziata la procedura di alienazione degl’immobili, degli impianti, del materiale rotabile e d’esercizio che costituiva la linea e le sue dipendenze. Il servizio viaggiatori era già terminato da tempo con l’ultima corsa effettuata il 30 Ottobre 1923. Nel Luglio 1937 tutto ciò che restava fu messo all’asta e aggiudicato per 518.000 lire ad una ditta milanese specializzata nel recupero dei rottami, che ne ricavò circa 1000 tonnellate di ferro.